sabato 15 luglio 2017

QUARTO ANNIVERSARIO DELLA NASCITA AL CIELO DI CARLOTTA NOBILE



La Parabola del Seminatore del vangelo di oggi così finisce .....
«Quello seminato (il seme) sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
La Parola de Signore è arrivata per mezzo di Papa Francesco a Carlotta che aveva il terreno buono accogliente e a lei ha fruttato il 100 per 1.
Il giorno dopo l’incontro che abbiamo avuto nella nostra Chiesa di San Giacomo così mi scriveva:
Sono Carlotta, la ragazza "cancerosa" che è venuta a confessarsi l'altro giorno! Mi sono permessa di aggiungerla qui su Facebook. L'incontro con lei è stato per me l'ennesimo segno di un periodo di grande cambiamento e arricchimento spirituale!!! Le sono così grata!!! Appena posso, torno a trovarla in Chiesa anche insieme alla mia famiglia, alla quale ormai parlo solo di lei e anche i miei genitori non vedono l'ora di conoscerla! A presto, grazie di cuore di tutto e un caro augurio di una Santa Pasqua piena di affetto, armonia, pace e serenità!!! Carlotta
E poi ….. ancora.
Don Giuseppe, proprio oggi t’ho pensato!!! Continuano a succedermi cose meravigliose! Davvero Dio è grande! Ho raggiunto una serenità, una pace interiore... Io non ho parole... Anche il mio modo di vivere la musica è cambiato, è più speciale, più prezioso..... Appena posso vengo in Chiesa con Alessandro e ti racconto tutto!!! Ora sono a Carrara per dei concerti qui per violino e pianoforte e dal 15 al 19 sono a Milano per il prossimo ciclo di chemio, ma appena torno ti vengo subito a trovare! Un caro abbraccio e grazie sempre di TUTTO! Carlotta.
Che bello! Quindi sei di qui!! Pensa che (ti accenno perché' è una cosa troppo bella!!!) Io oggi a Carrara, domani a Saronno e dopodomani a Brescia suonerò in tre concerti per violino e pianoforte con un pianista americano straordinario (malato di cancro anche lui ma combattivissimo e tutto sprint!).. E sai dove suoniamo???? Nei padiglioni dei reparti oncologici degli ospedali di Carrara, Saronno e Brescia!!!! Il tutto organizzato da una meravigliosa organizzazione (di cui ti consiglio di andare a vedere il sito) che si chiama Donatori di Musica!!!! Capisci che meraviglia?? Che miracolo?? Poter essere qui e offrire la mia musica per dottori e pazienti, in un clima bellissimo di festa e gioia!!!! Ti racconterò! Intanto ieri abbiamo fatto con il pianista le prove in ospedale (prove aperte!! Con i pazienti in pigiama e vestaglia che ascoltavano!! Che meraviglia!!!) E oggi alle 19 c’è il primo concerto!!!
Sono troppo felice!! Un'emozione immensa!!
Ti scrivo presto e ti racconto.
Purtroppo poco dopo è stata molto male…. Ed il concerto non l’ha potuto fare. Ma appena ripresa con entusiasmo mi scriveva ancora… Sono in ospedale a Carrara ora (dove ero venuta x dei concerti)...sono stata male, sono stata un giorno e mezzo in rianimazione intubata e sedata, mi sembra di aver dormito 10 anni..... E poi.... Un'altra cosa anzi altre due che mi sono successe oggi........ Stamattina appena aperti gli occhi...... Ma te le dico a voce........
Scriveva nel libro delle presenze della chiesa dell’Istituto Tumori a Miano in occasione del suo ultimo ricovero: Da quando hai inondato la mia vita con la tua Misericordia anche questo brutto cancro che mi corre dentro è diventato un’opportunità. Signore sei la mia luce e come dice Papa Francesco, che i ‘Giovani devono portare la Croce con gioia’ io sono fiera di portare la mia Croce a 24 anni, se tu Signore dei con Me! Grazie Signore
Ha scritto a me questo messaggio che io ho inoltrato a Papa Francesco:
Caro Papa Francesco,
Tu mi hai cambiato la vita.
Io sono onorata e fortunata di poter portare la Croce con Gioia a 24 anni. So che il cancro mi ha guarita nell'anima, sciogliendo tutti i miei grovigli interiori e regalandomi la Fede, la Fiducia, l’Abbandono e una Serenità immensi proprio nel momento di maggior gravità della mia malattia.
Io confido nel Signore e, pur nel mio percorso difficile e tormentato, riconosco sempre il Suo aiuto.
Caro Papa Francesco, Tu mi hai cambiato la vita.
Vorrei rivolgerTi  una preghiera... Avrei un desiderio immenso di conoscerTi  e, anche solo per un minuto,  pregare il Padre Nostro insieme a Te!
"Dacci oggi il nostro pane quotidiano" e "Liberaci dal male" Amen
Affido questo mio sogno a don Giuseppe e confido in Dio!
Prega per me Santo Padre. Io prego per Te ogni giorno.
Carlotta
La situazione è andata peggiorando e Carlotta non ha mai potuto incontrare Papa Francesco.
Il 16 luglio, Madonna Santissima del Carmelo, moriva.
Mandai un mio scritto che fu letto al Funerale:
Un raggio di luce, una melodia celeste, una divina carezza. Mia dolce cara Carlotta
Nella fede affermo: è tornata al Signore. Ma il mio cuore soffre e si interroga. Carlotta, un raggio di luce, una carezza dello Spirito, ha appena lambito la mia vita, ma mi ha dato tanto. Di fronte alla sua forza alla sua fede, non posso che inginocchiarmi. Bella, brava, forte, ha sempre avuto tanta speranza nella Vita, che questa notte si è spezzata. A 24 anni ha raggiunto una maturità che l'ha resa coraggiosa di fronte alla malattia che la stava invadendo: 'io sono qua e lotto'. Hai finito di lottare mia dolce cara Carlotta. Hai portato fino in fondo la tua croce, quella, che alle parole di Papa Francesco, hai sentito che il Signore ti chiamava a portare. Sei stata serena nonostante le tante troppe difficoltà. Hai pensato agli altri anche quando avevi tanto bisogno di pensare a te stessa. Ma ora come lenire il dolore dei tuoi genitori, di tuo fratello, del tuo fidanzato? come asciugare le loro lacrime? come dire loro 'parole di consolazione'? Non lo so mia cara Carlotta. Ma con quel tuo sorriso, misto di lacrime, come quando mi hai raccontato la storia del tuo dolore, guardali dal cielo e suona il tuo violino nell'eterna sinfonia degli angeli per donare loro il coraggio della vita.
Tuo don Giuseppe
E il chicco caduto in un terreno buono sta portando i suoi frutti. Tanti frutti. Come dice il Signore, l’uno ha dato cento. E’ difficile stargli dietro per tutte le iniziative che in suo nome si organizzano per tutta l’Italia e non solo. E questa è grazia, è dono, è forza dello Spirito di Dio che soffia come, quando, e dove vuole.

giovedì 13 luglio 2017

I SANTI DELLA NOSTRA CHIESA SAN CAMILLO DE LELLIS



In Breve: Di nobile famiglia, nato a Bucchianico, nelle vicinanze di Chieti, il 25 maggio 1550, Camillo de Lellis fu soldato di ventura. Persi i suoi averi al gioco, si mise al servizio dei Cappuccini di Manfredonia. Convertitosi ed entrato nell'Ordine, per curare una piaga riapertasi tornò a Roma nell'ospedale di San Giacomo degli Incurabili, dove si dedicò soprattutto ai malati. Si consacrò a Cristo Crocifisso, riprese gli studi al Collegio Romano e, divenuto sacerdote nel 1584, fondò la «Compagnia dei ministri degli infermi». L'ordine dei Camilliani si distinse da altri per lo spirito della sua opera legata alla carità misericordiosa e per l'abito caratterizzato dalla croce rossa di stoffa sul petto. De Lellis pose attenzione unicamente malati, ponendo le basi per la figura dell'infermiere e del cappellano quali li vediamo oggi. Morì a Roma il 14 luglio 1614 e venne canonizzato nel 1746.

PER SAPERNE DI PIU’
Nascita straordinaria
Nel 1574, a ventiquattro anni d’età, Camillo de Lellis, d’origine abruzzese, era un uomo finito.
Nato da una madre molto anziana la domenica di Pentecoste dell’anno Santo 1550, era un bambino normale – anzi, molto più robusto e più alto del normale (da grande sopravanzerà quasi tutti dalla testa in su) – ma la madre aveva anche il cuore rattristato a causa di qualche triste premonizione.
Di fatto, nessuno riuscì ad educarlo. A solo tredici anni, piccolo ribelle irriducibile, iniziò ad accompagnare il padre da un presidio militare all’altro, assimilando da lui una passione distruttiva per il gioco dei dadi e delle carte, e, dall’ambiente un atteggiamento da bravaccio involgarito.

Soldato di ventura
Per alcuni anni visse la vita del soldato di ventura, giocandosi la vita nelle battaglie, nelle risse, per potersi poi giocare i soldi così guadagnati.
Nel 1574 scampò ad un naufragio e, sceso a terra a Napoli, fu preso da una tale frenesia per il gioco che il “perdersi anche la camicia” non fu un modo di dire.
Finì randagio come un cane, vagabondando senza meta, con vergogna, elemosinando davanti alle chiese con “infinito rossore”. Alla fine dovette adattarsi a lavorare per la costruzione di un convento di cappuccini conducendo due giumenti carichi di pietre, calce e acqua per i muratori.

La svolta decisiva
Ma la vicinanza di quei frati, appena riformati e ancora nel loro pieno fervore, non gli era indifferente.
Durante un viaggio al convento di S. Giovanni Rotondo, era l’anno Santo 1575, incontrò un frate che se lo prese in disparte per dirgli:
“Dio è tutto. Il resto è nulla. Bisogna salvare l’anima che non muore…”. Nel lungo viaggio di ritorno, tra gli anfratti del Gargano, Camillo meditava.
Ad un tratto scese di sella, si buttò a terra piangendo:
“Signore, ho peccato. Perdona a questo gran peccatore! Me infelice che per tanti anni non ti ho conosciuto e non ti ho amato. Signore, dammi tempo per piangere a lungo i miei peccati”.
Chiese di diventare cappuccino, ma venne dimesso dal convento, per una piaga che non cessava di suppurare.

Con gli “Incurabili”
Con rinnovato spirito, Camillo tornò a quell’ospedale a cui la malattia sembrava incatenarlo, l’Ospedale romano di S. Giacomo, dove si trattavano appunto le più orribili malattie e dove – nel passato – vi si era perfino impiegato per curare gli altri malati, guadagnandosi così di che vivere.
All'ospedale degli “Incurabili” giungevano i malati più ripugnanti, i rifiuti della società, spesso orribili a vedersi, che venivano addirittura scaricati sulla porta dell’edificio.

L’assistenza sanitaria
Nel XVI secolo, i malati erano in mano a dei mercenari; alcuni, delinquenti costretti a quel lavoro con forza, altri, per non aver diversa possibilità di guadagno.
Un cronista del ‘600 così descrive la vita nelle corsie dell’Ospedale: “Erano forzati… a servirsi, per così dire, della feccia del mondo cioè de Ministri ignoranti, banditi o inquisiti d’alcun delitto, confinandoli per penitenza e castigo dentro li suddetti luoghi… Almeno certa cosa era che li poveri agonizzanti stavano allora o tre giorni interi, stentando e penando nelle loro penose agonie se ch’alcuno mai gli dicesse una pur minima parola di consolatione o conforto…”
Non sono esagerazioni, perché riscontri simili abbiamo da altri ospedali.
Quando Camillo e i suoi cominceranno a lavorare nell’ospedale maggiore di Milano (la “Ca’ granda”) troveranno che i luoghi di degenza sono in tale stato che Camillo li considera “causa di morte”: “Iddio sa quanti ne morirono l’anno per questo andare a quelli sporchi, fetosi e fangosi lochi! “.

Dirigente all’Ospedale S. Giacomo – Roma
Di nuovo agli ” Incurabili “, Camillo era ormai noto per la sua conversione. Ben presto lo nominarono Maestro di Casa, cioè responsabile immediato dell’andamento economico ed organizzativo. Cominciò a mettere ordine.
Notte e giorno, era solito comparire e quando nessuno se lo aspettava, richiamando, rimproverando e costringendo ognuno a fare il suo lavoro e a farlo bene.
Controllava gli acquisti, litigava con i mercanti, rimandava indietro le partite di merce avariata.
Senza sosta, esortava gli inservienti e spiegava loro che: “I poveri infermi sono pupilla et cuore di Dio et… quello che facevano alli detti poverelli era fatto allo stesso Dio“.

Uomini nuovi per una assistenza nuova
Un pensiero fisso lo ossessionava: sostituire tutti i mercenari con persone disposte a stare coi malati solo per amore.
Desiderava avere con sé gente che “non per mercede, ma volontariamente e per amore d’Iddio gli servissero con quell’ amorevolezza che sogliono fare le madri verso i propri figli infermi“. Questo era il progetto. Resolo manifesto, destò subito preoccupazione. Ci fu chi temette che interessi e abitudini sarebbero stati messi in discussione; altri sospettarono che Camillo avrebbe finito con l’impadronirsi dell’ospedale; altri ancora – pur ben ispirati – considerarono il progetto irrealizzabile.
Osteggiato, Camillo ed i suoi compagni lasciarono l’ospedale degli “Incurabili” dove ormai non li volevano più e si ritrovarono in una poverissima casetta dove non avevano che due coperte in tre, e la notte dovevano fare a turno per coprirsi. Cominciarono così la loro libera attività nel grande ospedale romano di Santo Spirito.

All’ospedale Santo Spirito
Era il glorioso Hospitium Apostolorum, l’ospedale voluto direttamente dal Papa Innocenzo III nel ‘300  e da lui affidato ai religiosi di S. Spirito.
Sisto IV, il Papa della Cappella Sistina, rinnovò l’ospedale con una tale magnificenza da riproporre almeno idealmente il valore originario: “Culto d’amore dovuto a Cristo, Dio e uomo, ammalato nei poveri“.
Purtroppo, assieme alla fede grande della Chiesa, anche in questo ospedale era visibile la sua miseria terrena.
Gli uomini si mostravano di fatto indegni di quella solenne struttura: il problema dei mercenari era simile a quello degli altri ospedali, i problemi igienici e il sudiciume umiliavano notevolmente quello splendore, e l’auspicato volontariato si tramutava in disordine

Con la tenerezza di una madre
In quel luogo, per trentanni lavoreranno Camillo e i suoi amici divenendo pian piano una nuova congregazione religiosa: l’Ordine dei Ministri degli Infermi.
Per essi l’ospedale era tutto, e nel servizio iniziarono a lasciare il segno del carisma che Camillo andava trasmettendo ai suoi: la qualità carismatica della tenerezza.
Non era infatti inusuale incontrarlo nelle corsie in atteggiamenti di vera e propria adorazione dei malati, tanto era il rispetto che ne aveva. Un testimone riferì di averlo visto “stare ingenocchiato vicino a un povero infermo ch’aveva un così pestifero e puzzolento canchero in bocca, che non era possibile tolerarsi tanto fetore, e con tutto ciò esso Camillo standogli appresso a fiato a flato, gli diceva parole di tanto affetto, che pareva fosse impazzito dell’amor suo, chiamandolo particolarmente: Signor mio, anima mia, che posso io fare per vostro servigio? pensando egli che fosse l’amato suo Signore Giesù Christo...” (dagli Atti di canonizzazione).

La sua scuola: cuore e intelligenza
Quando la sera tornava in convento, chiamava i suoi frati in capitolo, metteva un letto in mezzo alla sala, ammucchiava materassi e coperte, chiedeva a uno di distendersi, e poi insegnava agli altri come si rifaceva un letto senza disturbare troppo il malato, come si cambiava la biancheria, come bisognava atteggiare il volto verso i sofferenti. Poi li faceva provare e riprovare.
Ogni tanto gridava: ” Più cuore, voglio vedere più affetto materno ” Oppure: ” Più anima nelle mani “.
Camillo, illetterato e capace di accedere all’Ordinazione sacerdotale solo per i meriti acquisiti “sul campo”, divenne – di fatto – il fondatore della assistenza infermieristica, la cui testimonianza ci è lasciata nelle “Regole per ben servire i malati” (Archivio di Stato di Milano), una preziosa testimonianza di tecniche infermieristiche finalizzate al benessere del malato.

L’esperienza dell’Ordine Camilliano
Pian piano andavano aumentando i giovani che desideravano condividere la sua vita. Camillo ebbe così la possibilità di “occupare” altri ospedali.
Giunse fino a Napoli, Genova, Milano, Mantova. Anzi, fu proprio a Milano dove scoppiò la dura questione degli ospedali. Camillo di testa sua, senza consultarsi con nessuno, colse l’occasione propizia per farsi affidare tutto l’ospedale, per curare cioè non solo l’assistenza ai malati ma l’intera gestione materiale di tutto.
Per Camillo qualunque cosa riguardasse anche lontanamente i suoi poveri, gli ammalati, era sacra e da accogliere.
Ormai prossimo al termine della sua vita, Camillo si ritrovò con quattordici conventi, otto ospedali (di cui quattro sotto la sua completa responsabilità) e con 80 novizi e 242 religiosi professi.

Il testamento
Morì a 64 anni, non senza aver dettato il suo testamento per lasciare in eredità tutto se stesso. Il testamento è una totale e minuziosa consegna di se stesso:
“Io Camillo de Lellis… lascio il mio corpo di terra alla medesima terra di dove è stato prodotto.
…Lascio al Demonio, tentatore iniquo, tutti i peccati e tutte le offese che ho commesso contro Dio e mi pento sin dentro l’anima… Item lascio al mondo tutte le vanità… Item lascio et dono l’anima mia e ciascheduna potestà di quella al mio amato Gesù e alla sua S, Madre… Finalmente lascio a Giesù Christo Crocefisso tutto me stesso in anima e corpo e confido che, per sua immensa bontà e misericordia, mi riceva e mi perdoni come perdonò alla Maddalena...”.
Rappacificato con la vita, spirò il 14 luglio 1614.

mercoledì 12 luglio 2017

FESTA DI SAN GIACOMO

SAN GIACOMO
Il nome ebraico יעקב (Yaʿăqōbh)[2] è proprio del patriarca Giacobbe. L'etimologia offerta da Gen 25,26 riconduce il nome al termine עקב (ʿaqèv), "calcagno". In greco diventa Ἰάκωβος, Iákobos.
Nella Palestina dell'epoca di Gesù il nome era relativamente poco frequente (1,5%); nel Nuovo Testamento è portato, oltre che dall'apostolo Giacomo il Maggiore, anche da Giacomo il Minore e da suo nonno (nella forma Ἰάκώβ, Iákób, Mt 1,16).
Il corrispettivo latino è Iacobus, da cui le forme derivate italiane Giacomo, Jacopo e Lapo. In spagnolo il nome dell'apostolo è diventato Santiago, da cui il portoghese Tiago, da cui lo spagnolo Diego.
Data e luogo di nascita dell'apostolo non sono esplicitamente riferiti da nessuna fonte. Il ruolo di discepolo alla sequela di Gesù (nato 7-6 a.C.) lascia verosimilmente pensare a un'età minore rispetto a quella del Maestro, dunque con nascita attorno all'inizio dell'era cristiana (ca. 1 d.C.). Anche il luogo di nascita e residenza è taciuto, ma può essere ipotizzato in Betsàida, cittadina sul mare di Galilea dove vivevano anche Andrea e Pietro (Gv 1,44), quest'ultimo detto "socio" di Giacomo e suo fratello (Lc 5,10).
Quanto alla famiglia, diversi passi neotestamentari lo indicano come fratello dell'apostolo Giovanni e figlio di Zebedeo (Mt 4,21; 10,2; 17,1; Mc 1,19; 3,17; 10,35; Lc 5,10; At 12,2). Il fatto che nelle liste stereotipate degli apostoli nei sinottici (ma non negli Atti) Giovanni segua Giacomo, o che quest'ultimo venga spesso indicato come "figlio di Zebedeo", mentre Giovanni sia indicato come suo fratello, può lasciare concludere che Giacomo fosse il fratello maggiore.
Il nome della madre non è mai esplicitamente indicato. Il confronto parallelo dei passi evangelici circa le donne presenti alla crocifissione di Gesù ha portato la tradizione a identificare la Salomè di cui a Mc 15,40 con "la madre dei figli di Zebedeo" menzionata in Mt 27,56. Lo stesso confronto parallelo ammette la possibilità, pressoché assente nella tradizione cristiana ma timidamente ammessa da alcuni esegeti, di identificare la "sorella di sua [di Gesù] madre" (Gv 19,25) con Salomè (Mc) e con "la madre dei figli di Zebedeo" (Mt), identificazione che farebbe di Giacomo e Giovanni cugini di Gesù.
Nei passi del Nuovo Testamento e nelle tradizioni successive non vi sono indicazioni se fosse sposato (come plausibile secondo la prassi ebraica) o meno.
Giacomo e Giovanni erano pescatori insieme al padre sul lago di Tiberiade (Mt 4,21; Mc 1,19), ed erano soci di Simone e di suo fratello Andrea (Lc 5,10), forse in una sorta di cooperativa. La condizione economica della famiglia doveva essere buona: avevano garzoni che lavoravano per loro (Mc 1,20);
La vocazione di Giacomo è descritta con termini simili dai tre vangeli sinottici (Mt 4,21-22; Mc 1,19-20; cfr. Lc 5,10-11), assieme alla chiamata di Giovanni, Pietro e Andrea: all'inizio del suo ministero (28 d.C.) Gesù, passando presso il mare di Galilea (verosimilmente a Betsàida), invita i pescatori a seguirlo, e i primi apostoli obbedirono. Mt e Mc precisano che al momento della chiamata Giacomo e Giovanni "riparavano le loro reti".
Quando poi Gesù costituisce il gruppo dei dodici, "perché stessero con lui e per mandarli a predicare" (Mc 3,14), e ne pone a capo Simon Pietro, Giacomo viene menzionato al secondo posto in Mc 3,17; occupa invece il terzo posto, preceduto da Andrea, in Mt 10,2 e in Lc 6,14, e sempre il terzo posto, ma preceduto da Giovanni, in At 1,13; nelle tre liste sinottiche dei dodici Giovanni segue sempre immediatamente Giacomo.
Con Giovanni, Giacomo è da Gesù soprannominato Boanèrghes, espressione aramaica che significa "figli del tuono" (Mc 3,17); l'appellativo sarebbe riferito allo zelo impetuoso che essi manifestavano (cfr. Lc 9,54).
Con Pietro e Giovanni appartiene la cerchia degli apostoli più vicini a Gesù:
presenzia alla resurrezione della figlia di Giairo (Mc 5,37; Lc 8,51);
è testimone della trasfigurazione (Mt 17,1; Mc 9,2; Lc 9,28);
è più vicino a Gesù nell'agonia al Getsemani (Mt 26,37; Mc 14,33).
Insieme ai dodici segue comunque da vicino il Maestro in tutta la sua vita pubblica (cfr. Mc 1,29; 13,3).
Giacomo e suo fratello Giovanni chiedono a Gesù di poter sedere alla sua destra e alla sua sinistra nel suo Regno (Mc 10,35-37; cfr. Mt 20,21 dove la richiesta è posta dalla loro madre).
Negli Atti viene nominato solo nella lista iniziale degli undici (1,13).
La morte di Giacomo è sobriamente descritta negli Atti degli Apostoli: "In quel tempo il re Erode (Agrippa I) cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa. Fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni" (12,2), verso il 42: è il primo apostolo a morire martire.
Clemente Alessandrino narra che mentre si recava al luogo del martirio avrebbe convertito il suo accompagnatore, che sarebbe morto decapitato con lui.


25 luglio ore 18.30 Messa solenne della Festa di san Giacomo

presieduta da S.E.R. mons. Gianrico Ruzza
musiche di Carissimi, Colusso, Monteverdi, gregoriano


24 luglio ore 18.30 Vespri solenni concertati per la Festa di San Giacomo

Vespri solenni concertati 

per la Festa di San Giacomo

presieduti da don Giuseppe Trappolini


musiche di Frescobaldi, Carissimi, Monteverdi, Victoria, gregoriano


Gianluca Libertucci, organista

Cappella Musicale di San Giacomo / Flavio Colusso, Maestro di cappella



La storia della Cappella Musicale di San Giacomo e del suo prezioso organo è antica, legata alla storia della Chiesa e dell’Ospedale di San Giacomo detto “degli incurabili”, fondato nel 1339 e il cui importante ampliamento e ristrutturazione furono realizzati tra il 1592 e il 1600 dal cardinale Antonio Maria Salviati, ivi sepolto sotto l’altare maggiore. L’ospedale e la chiesa di San Giacomo occupano un posto importante nella storia dell’umanità: qui trovarono la conferma della loro vocazione ed esercitarono il loro carisma, tra gli altri, grandi santi come Gaetano Thiene, Filippo Neri, Camillo de Lellis. Contribuirono alla bellezza del luogo celebri artisti come Francesco Capriani da Volterra, Bartolomeo Grillo, Sangallo il giovane, Carlo Maderno, il Pomarancio, Pierre Legrot, e musicisti come Ruggero Giovannelli e Alessandro Scarlatti furono tra gli antichi Maestri di cappella. 

Situata alla porta Nord della città, quotidianamente visitata da migliaia di turisti e da cittadini provenienti da ogni parte di Roma, San Giacomo è un crocevia ideale, oasi di pace nella frenesia della via del Corso, per offrire ad un variegato pubblico un momento di fresco ristoro spirituale illuminato dalla musica, un prodotto culturale che è espressione di una qualità artistica non museale ma viva e che è parte viva del carisma del luogo e della sua storia, nel cuore culturale e spirituale di Roma.



23 luglio ore 17.30 Messa e Concerto spirituale

musiche di Frescobaldi, A. Scarlatti, G. Spoglia, gregoriano
Federico Tollis, organo

22 luglio ore 19.00 Concerto spirituale “Labyrinthus”

Massimo Mercelli, flauto
Silvia De Palma, voce recitante
Gianluca Libertucci, organista
Cappella Musicale di San Giacomo / Flavio Colusso, Maestro di cappella

Flavio Colusso, Recercar III
Giovanni Bassano, Ricercata VI
Toru Takemitsu, Air
J.S. Bach, partita in La minore
Flavio Colusso, Adagio misterioso
Claude Debussy, Syrinx
Michael Nyman, due pezzi dedicati a Massimo Mercelli
Flavio Colusso, Recercar IV

Il concerto Labyrinthus, che ormai da anni coinvolge interpreti e partecipanti in un esercizio spirituale condotto dalla musica, è un appuntamento della Cappella Musicale di San Giacomo ispirato al tema del pellegrinaggio, del cammino inteso anche come combattimento spirituale. Particolarmente significativo per il “cammino” culturale abbracciato dalla attuale istituzione musicale, diretta dal 1991 da Flavio Colusso, è il tema del pellegrinaggio esplicitato nel simbolo del Labirinto, del cammino vissuto come esperienza del corpo e dello spirito, che si estende da sempre al concetto di accoglienza e di cura dei viandanti e dei pellegrini nel contesto degli antichi Hospitali.

L’appuntamento di quest’anno è dedicato al cammino che nei modi più diversi il viandante, il pellegrino, l’uomo comune compie dentro se stesso, crescendo con gli incontri e l’accoglienza. Il quinto centenario luterano ci offre la possibilità di sviluppare il senso ecumenico dell’incontro e quello fraterno dell’accoglienza.

L’Ospedale di San Giacomo è fra i più antichi al mondo ed occupa un posto importante nella storia dell’umanità: luogo di eccezionali risonanze e memorie, è stato recentemente chiuso ma si spera che venga presto riaperto al suo antico servizio. La devozione jacopea ha ispirato fin dal Medioevo musicisti e poeti favorendo la formazione di un patrimonio in cui confluiscono diverse esperienze culturali europee; la musica, medicina dell’anima e del corpo, avvicina persone, luoghi, tempi e rende possibili armonie altrimenti “dissonanti”.
Situata alla porta Nord della città, quotidianamente visitata da migliaia di turisti e da cittadini provenienti da ogni parte di Roma, San Giacomo è un crocevia ideale, oasi di pace nella frenesia della via del Corso, per offrire ad un variegato pubblico un momento di fresco ristoro spirituale illuminato dalla musica, un prodotto culturale che è espressione di una qualità artistica non museale ma viva e che è parte viva del carisma del luogo e della sua storia, nel cuore culturale e spirituale di Roma.


venerdì 7 luglio 2017

RESTAURO CAPPELLA CROCEFISSO

Un po in ritardo, ma mi sembra bello ed importante comunicare la fine dei lavori di restauro della Cappella del Sacro Cuore dichiarando vera gratitudine alla Professoressa Daniela Caporali, Lia Carola sua cooperante, e i 'ragazzi' della 'Scuola Arti e Mestieri' del comune di Roma.
RELAZIONE INTERVENTI CONSERVATIVI
PITTURE MURALI IN SAN GIACOMO IN AUGUSTA
CAPPELLA DEL SACRO CUORE
La Cappella del Sacro Cuore nella chiesa di San Giacomo in Augusta
L’attuale struttura architettonica della cappella del Sacro Cuore, la prima a sinistra entrando in chiesa, è quella venutasi a determinare con la ricostruzione complessiva della chiesa a cavallo tra il XVI e il XVII secolo, voluta dal Cardinale Antonio Maria Salviati. Della primitiva decorazione della cappella, fatta realizzare nel 1610 dal Cardinal Salviati, sussiste l’altare in marmi policromi realizzato su disegno del Maderno. La decorazione a fresco e in stucco di cupola e pennacchi risalgono ai lavori promossi dal parroco Enea Colazza nel 1880. L’iconografia è relativa alla nuova dedicazione della cappella al Sacro Cuore di Gesù. (N.Cat.Gen.:12/00821093)
Stato di conservazione
La decorazione si presentava in pessimo stato di conservazione, con gravi problemi di adesione e coesione dovuti principalmente all’umidità e all’incuria. La pellicola pittorica era scarsamente coesa per la naturale debolezza della tecnica di esecuzione; in alcune zone circoscritte erano presenti sollevamenti a scaglie e distacchi del colore. I danni maggiori causati da problemi di umidità di risalita avevano creato ampi distacchi dell’intonaco e perdite di pellicola pittorica. Tutte le superfici erano coperte da uno strato di particellato atmosferico, polveri grasse e cera che ingrigivano tutta la cromia.
Intervento di restauro
Rimozione dei depositi superficiali incoerenti a secco con pennellesse.
Rimozione dei depositi superficiali parzialmente coerenti a mezzo di spugne sintetiche.
Trattamento con sostanze biocide per eliminare e prevenire attacchi di microrganismi e organismi biodeteriogeni con applicazione a pennello e a spruzzo.
Consolidamento della coesione della pellicola pittorica mediante applicazione di prodotto consolidante, Acril 33 e Acrilmat in emulsione a bassa concentrazione applicata a pennello successiva pressione a spatola.
Ristabilimento della adesione degli strati pittorici, con resina acrilica in emulsione applicata mediante infiltrazione con siringa e pressione a spatola.
Stuccatura di cadute degli strati preparatori con malta e stucco idoneo (polyfilla e stucco ultraleggero).
Reintegrazione di tipo mimetica e non con pigmenti delle lacune stuccate a livello con il fine di restituire l'unità di lettura cromatica dell'opera.
Il sottoscritto Trappolini don Giuseppe, in qualità di parroco e legale rappresentante dell’ente ecclesiastico Parrocchia di San Giacomo, certifica il buon esito dell’intervento di restauro e manutenzione della decorazione basamentale a finti marmi nella Cappella del Sacro Cuore, a cura delle restauratrici Daniela Caporali Viggiani e Maria Lia Carola.
Unitamente, certifica il buon esito dell’intervento di restauro e manutenzione della decorazione basamentale a finti marmi nella Cappella del Sacro Cuore, a cura degli allievi Francesca Cardinali, Luciano Cessari, Lenia Colacicchi, Angela Santoro, Francesca Stazi, Antonio Vico, seguiti dall'insegnante restauratrice Daniela Caporali Viggiani nell'ambito del corso di “restauro materiali antichi” della Scuola Arti e Mestieri del Comune di Roma nell'anno scolastico 2016-17.
Ed inotre, certifica il buon esito dell’intervento di restauro e manutenzione della decorazione basamentale a finti marmi nella Cappella del Sacro Cuore, a cura degli allievi Elisabetta Bianchi, Vincenzo Blasio, Giulia Cirillo, Maria Grazia Corsanici, Michela Mezzomo, Ilaria Paolocci, Silvia Pompeo, Elisabetta Stefanini, seguiti dall’insegnante restauratrice Daniela Caporali Viggiani nell'ambito del corso di “interventi conservativi: cantiere” della Scuola Arti e Mestieri del Comune di Roma nell'anno scolastico 2016-17.



































domenica 2 luglio 2017

TANTI AUGURI ALLA NOSTRA CHIESA

BREVE STORIA DELLA PARROCCHIA DI SAN GIACOMO IN AUGUSTA
Dalla sua inaugurazione (anno 1602) e per oltre due secoli la chiesa fu sempre adibita come cappella maggiore dell'Ospedale S. Giacomo. L'Ospedale aveva un'altra cappella in Via Ripetta: S. Maria in porta Paradisi, molto bella, ricca di sculture e di affreschi, ma alquanto piccola. Per le grandi cerimonie e commemorazioni veniva usata la grande chiesa che serviva anche a luogo di convegni, conferenze, dibattiti, mancando all'ospedale una grande aula adatta allo scopo.

Nei mesi in cui si svolgeva la cura del morbo gallico (sifilide), in particolare nel mese di luglio, la chiesa era piena di infermi in preghiera per i rituali esercizi spirituali per purificare l'anima come preparazione alla guarigione del corpo. Anche Gesù nella guarigione del paralitico aveva usato lo stesso metodo: prima il perdono dei peccati, poi la guarigione dalla paralisi (Matteo cap. 9).
Il tutto era gestito dal Pio Istituto S. Spirito da cui dipendevano tutti gli ospedali romani.
La Chiesa venne aperta al culto già nel 1600 anno santo della Redenzione. Il 16 marzo 1602 moriva il munifico Cardinale Antonio Salviati da tutti rimpianto e venne sepolto sotto l'altare maggiore, il 2 luglio venne consacrata solennemente.

In seguito, nel 1600 e 1700, la chiesa ebbe buoni lasciti ed eredità per cui poté essere ornata da pitture, quadri ed affreschi, ridipinta e ripulita più volte. Era adibita a grandiose funzioni per i malati dell'ospedale, eserc­izi spirituali e liturgie. Si curava contemporaneamente lo spirito ed il corpo, anzi prima lo spirito affinché il corpo venisse guarito.

Aumentando la popolazione e le abitazioni in data 1 Novembre 1824 il Papa Leone XII costituiva la parrocchia S. Giacomo con il suo territorio desunto dalle parrocchie confinanti: S. Maria del Popolo, S. Rocco, S. Andrea delle fratte. All'inizio del 1825 fu eletto il primo parroco d. Domenico Capo. Nel 1849 subì i danni della repubblica Romana. Giuseppe Garibaldi per circa un anno la ridusse a stalla per i suoi cavalli asportandone mobili e quadri che bruciò in Piazza del Popolo con altri banchi di chiese, su istigazione di Angelo Brunetti , il rivoluzionario soprannominato Ciceruacchio. Era in uno stato pietoso, quando il Papa Pio IX (1860 1863) dopo l'esilio di Gaeta rifece a sue spese la tinteggiatura di tutta la Chiesa, l'affresco della grande volta, i quadri e lo splendido pavimento marmoreo nel 1863. Il Pontefice stesso venne ad inaugurarlo con grande solennità. Parrocchiano fu lo stesso Ciceruacchio. Parrocchiano era il poeta romanesco Trilussa (Carlo A. Salustri) che venne battezzato in questa chiesa nel 1871.

La vita parrocchiale fu molto fiorente alla fine del secolo scorso: numerosi i fedeli (oltre 10 mila), popolata di ragazzi e giovani; sorsero in parrocchia molte associazioni, confraternite e gruppi d'indole culturale, caritativo, assistenziale e religioso. All'inizio del secolo se ne contavano ben 26. Merita particolare menzione la Compagnia di S. Giuseppe con oltre 1600 iscritti con finalità religiose, caritative ed assistenziali. Aveva anche un speciale reparto per i suoi soci defunti al cimitero dei Verano.

Venivano celebrate con grande solennità le feste patronali di S. Giacomo (25 Luglio) e della Madonna dei miracoli (prima domenica di Luglio) con particolari funzioni, luminarie e processioni. Molto frequentate le SS. Quarantore, le processioni in Via del Corso e le funzioni della settimana santa. Tra il 1890 ed il 1912 si fecero molti e grandi restauri con il contributo dei parrocchiani (decorazione dell'intera chiesa, restauro delle cappelle del Crocefisso, di S. Giuseppe, del S. Cuore e della Madonna di Pompei). Fu celebrato con grande solennità il primo centenario della parrocchia (1925). La parrocchia era molto popolata e la frequenza alla chiesa era assidua e dinamica. Negli anni 1943-44 trovarono rifugio nelle stanze o meglio nei soffitti della chiesa parecchi ricercati politici ed ebrei. Dal 1945 al 1982 la parrocchia gesti il Nido d'Infanzia con, numerosi bambini assistiti dalle Suore Ospedaliere. Veniva pubblicata anche una bella rivista quadrimestrale diretta dal parroco d. Paolo De Angelis, molto apprezzata.




giovedì 22 giugno 2017

VENERDÌ ALLE 17.30 MESSA NELLA SOLENNITÀ DEL SACRO CUORE DI GESÙ SEGUIRÀ LA PREGHIERA



PREGHIERA AL SACRO CUORE DI GESU'
O Cuore dolcissimo di Gesù, il più santo, il più tenero, il più amabile e buono di tutti i cuori! O Cuore vittima di amore, conforto del misero mortale e speranza ultima degli esuli figli di Eva: ascolta, benevolmente, le nostre suppliche e arrivino a Te i nostri gemiti. Nel Tuo amoroso seno, tenero e affettuoso, ci raccogliamo nella presente necessità, come si raccoglie fiducioso il bambino in braccio alla sua cara mamma, persuasi che dobbiamo credere in Te per quanto necessitiamo nel presente; perché il Tuo amore e la tua tenerezza verso di noi eccedono incomparabilmente quelli che hanno avuto e avranno tutte le madri messe insieme verso i loro figli.
Ricordati, o Cuore tra tutti il più fedele e generoso, delle magnifiche e consolatrici promesse che hai fatto a Santa Margherita Maria Alacoque, di concedere, con mano larga e generosa, speciali aiuti e favori a quanti ricorrono a Te, vero tesoro di grazie e misericordia. Le tue parole, Signore, devono essere compiute. Per questo, con la fiducia che può ispirare un padre al suo amatissimo figlio, ci prosterniamo davanti a Te, e con gli occhi fissi su di Te, o amante e compassionevole Cuore, umilmente Ti chiediamo di accedere propizio alla preghiera che Ti fanno questi figli della dolce Madre.
Presenta, o amabilissimo Redentore, al Tuo Eterno Padre le ferite e le piaghe che nel Tuo corpo sacratissimo hai ricevuto, particolarmente quella del costato, e le nostre suppliche saranno ascoltate, i nostri desideri soddisfatti. Se lo vorrai, dì soltanto una parola, o Cuore Onnipotente, e subito sperimenteremo gli effetti della Tua virtù infinita, perché al Tuo comando e volontà si assoggettano e obbediscono il Cielo, la terra e gli abissi. Non servano da ostacolo i nostri peccati e le ingiurie con cui Ti offendiamo, affinché tu smetta di compatire coloro che inveiscono contro di Te; anzi, dimenticando la nostra ingratitudine e perfidia, spargi con abbondanza sulle nostre anime gli inesauribili tesori di grazia e misericordia che nel Tuo Cuore si chiudono, affinché, dopo esserti servito fedelmente in questa vita, possiamo entrare nelle dimore eterne della gloria, per cantar, senza sosta, Le tue misericordie, o amante Cuore, degno di sommo onore e gloria, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

CUORE DIVINO DI GESU' io Ti offro, per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, Madre della Chiesa, in unione al Sacrificio Eucaristico, le preghiere e le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno: in riparazione dei peccati e per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria del Divin Padre.
Te le offro in particolare secondo le intenzioni del Papa e dei Vescovi.
(Intenzione universale del Papa)
Per i responsabili delle nazioni, perché si impegnino con decisione per porre fine al commercio delle armi, che causa tante vittime innocenti.
(E dei Vescovi)
Perché attraverso l'ascolto della Parola di Dio possiamo fare nostri i sentimenti del Cuore di Cristo.

Litanie al Sacro Cuore

Signore, pietà. Signore pietà
Cristo, pietà. Cristo pietà
Signore, pietà. Signore pietà
Cristo, ascoltaci. Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudiscici. Cristo, esaudiscici
Padre del cielo, che sei Dio, Abbi pietà di noi.
Figlio, Redentore del mondo, che sei Dio, Abbi pietà di noi.
Spirito Santo, che sei Dio, Abbi pietà di noi.
Santa Trinità, unico Dio, Abbi pietà di noi.

Cuore di Gesù, Figlio dell'eterno Padre, abbi pietà di noi.
Cuore di Gesù, formato dallo Spirito Santo nel grembo della Vergine Madre, abbi pietà di noi.
Cuore di Gesù, sostanzialmente unito al Verbo di Dio, abbi pietà di noi.
Cuore di Gesù, infinitamente maestoso, abbi pietà di noi.
Cuore di Gesù, tempio santo di Dio, abbi pietà di noi.
Cuore di Gesù, tabernacolo dell'Altissimo, abbi pietà di noi.
Cuore di Gesù, abitazione di Dio e porta del cielo, abbi pietà di noi.
Cuore di Gesù, fornace ardente di carità, abbi pietà di noi.
Cuore di Gesù, santuario di giustizia e di carità, abbi pietà di noi.
Cuore di Gesù, traboccante di bontà e di amore, abbi pietà di noi.
Cuore di Gesù, abisso di tutte le virtù, abbi pietà di noi.
Cuore di Gesù, degnissimo d'ogni lode, abbi pietà di noi.
Cuore di Gesù, sovrano e centro di tutti i cuori, abbi pietà di noi.
Cuore di Gesù, nel quale sono tutti i tesori della sapienza e della scienza, abbi pietà di noi.
Cuore di Gesù, nel quale abita la pienezza della divinità, abbi pietà di noi.
Cuore di Gesù, nel quale il Padre si è compiaciuto, abbi pietà di noi.
Cuore di Gesù, dalla cui pienezza noi tutti abbiamo attinto, abbi pietà di noi.
Cuore di Gesù, desiderio dei colli eterni, abbi pietà di noi.
Cuore di Gesù, paziente e immensamente misericordioso, abbi pietà di noi.
Cuore di Gesù, generoso verso coloro che ti invocano, abbi pietà di noi.
Cuore di Gesù, sorgente di vita e di santità, abbi pietà di noi.
Cuore di Gesù, propiziazione per i nostri peccati, abbi pietà di noi.
Cuore di Gesù, ricoperto di obbrobrii, abbi pietà di noi.
Cuore di Gesù, spezzato per causa dei nostri peccati, abbi pietà di noi.
Cuore di Gesù, obbediente fino alla morte, abbi pietà di noi.
Cuore di Gesù, trafitto dalla lancia, abbi pietà di noi.
Cuore di Gesù, sorgente di ogni consolazione, abbi pietà di noi.
Cuore di Gesù, nostra vita e risurrezione, abbi pietà di noi.
Cuore di Gesù, nostra pace e riconciliazione, abbi pietà di noi.
Cuore di Gesù, vittima dei peccatori, abbi pietà di noi.
Cuore di Gesù, salvezza di quanti sperano in te, abbi pietà di noi.
Cuore di Gesù, speranza di quanti muoiono in te, abbi pietà di noi.
Cuore di Gesù, felicità di tutti i Santi, abbi pietà di noi.

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo,
perdonaci, o Signore.
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo,
ascoltaci, o Signore.
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo,
abbi pietà di noi.


giovedì 8 giugno 2017

GIUGNO



Carissimi amici,
siamo ormai agli sgoccioli dell’anno sociale. La scuola è quasi terminata. Sicuramente avremo meno occasioni di vederci.
Ma vorrei segnalarvi un evento importante e nello stesso tempo stimolante in modo particolare per i genitori che hanno i figli adolescenti: il CONVEGNO ANNUALE DELLA DIOCESI DI ROMA
“NON LASCIAMOLI SOLI !”
Accompagnare i genitori nell’educazione dei figli adolescenti
Si svolgerà in due momenti:
Il primo momento lunedì 19 giugno alle 19.00 a San Giovanni in Laterano con la partecipazione di Papa Francesco (occorre il pass) e il secondo e martedì 20 giugno sempre alle 19.00 insieme alla seconda prefettura a san Lorenzo in Damaso, Piazza della Cancelleria 1,  per una discussione ed approfondimento nei laboratori molto stimolanti.
So che può esser impegnativo…. Ma per i nostri figli…. Per il loro futuro educativo vi invito a fare uno sforzo. E vi chiedo di comunicarmi la partecipazione.

Da domenica 18 giugno entrerà in vigore l’orario estivo della Santa Messa: Giorni Feriali e Prefestivi 17,30;
Domenica e Festivi 8,30 – 10,30 – 17,30.

Domenica 18 Giugno, alle ore 19,00, il Santo Padre presiederà l’Eucaristia sul sagrato della Basilica Lateranense. Al termine della celebrazione si avvierà la processione eucaristica verso la Basilica Liberiana, al termine della quale il Santo Padre impartirà la benedizione eucaristica.
A tal proposito si legge nella lettera del Vicario: Vi invito a partecipare voi stessi con i fedeli delle vostre comunità alla Santa Messa e alla Processione diocesana, anticipando o posticipando le processioni locali. I Parroci del Settore Centro sono vivamente pregati di non celebrare la Messa vespertina domenica 18 giugno, avvisando preventivamente i fedeli.
Un caro saluto,

Don Giuseppe.


giovedì 1 giugno 2017

GIUGNO MESE DEDICATO AL SACRO CUORE DI GESÙ


Offerta della giornata al Sacro Cuore di Gesù
Cuore Divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, madre della Chiesa, in unione al Sacrificio Eucaristico, le preghiere, le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno in riparazione dei peccati e per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria del Divin Padre. Amen.
Atto di Consacrazione al Sacro Cuore
Il tuo Cuore, o Gesù, è asilo di pace, il soave rifugio nelle prove della vita, il pegno sicuro della mia salvezza. A Te mi consacro interamente, senza riserve, per sempre. Prendi possesso, o Gesù, del mio cuore, della mia mente, del mio corpo, dell'anima mia, di tutto me stesso. I miei sensi, le mie facoltà, i miei pensieri ed affetti sono tuoi. Tutto ti dono e ti offro; tutto appartiene a te. Signore, voglio amarti sempre più, voglio vivere e morire di amore. Fa o Gesù, che ogni mia azione, ogni mia parola, ogni palpito del mio cuore siano una protesta di amore; che l'ultimo respiro sia un atto di ardentissimo e purissimo amore per te.

NOTTE SACRA

Con la recita dei vespri solenni della vigilia dell’Ascensione, nella basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini, nel cuore della città, sabato 27 maggio, alle 18,30, ha avuto inizio la prima Notte Sacra di Roma, promossa dalla Diocesi e dall’Opera Romana Pellegrinaggi con il sostegno di Euroma2, al fine di avvicinare e coinvolgere i giovani della movida romana. Una chiesa illuminata d’azzurro, il colore distintivo della Notte Sacra, gremita già dalle 18 e che, dalle 20, per il concerto di Angelo Branduardi, ha accolto più di due mila persone: famiglie, coppie di giovani, anziani e tanti religiosi. Tanta la gente che non è riuscita ad entrare ma che è ugualmente rimasta all’esterno della basilica.

«È iniziato il lungo cammino della Notte Sacra tra musica, preghiera, riflessione e bellezza nei luoghi straordinari che abbiamo a Roma di cui dovremmo essere orgogliosi ma anche gelosi perché, negli scrigni che sono le nostre chiese del centro, conservano memorie di Santi e capolavori di artisti» ha detto monsignor Marco Frisina, direttore del Coro della Diocesi di Roma e maestro della Pontificia Cappella Musicale Lateranense, ideatore del progetto con il compositore Marcello Bronzetti. Artisticamente legati da anni, dal 2007 realizzano, con la collaborazione della violinista Tina Vasaturo, la Notte Sacra di Cortona a conclusione del Festival di Musica Sacra che si svolge ogni anno nella diocesi di Arezzo e di cui lo stesso monsignor Frisina è direttore artistico.

Presiedendo i vespri solenni, recitati insieme a monsignor Marco Gnavi, parroco di Santa Maria in Trastevere e a padre Davide Carbonaro, parroco a Santa Maria in Portico Campitelli, monsignor Frisina ha spiegato che spesso la notte viene accostata al pericolo e alla tensione «ma nella Bibbia è la madre del giorno, è un grande segno di speranza. Il mondo attraversa momenti di buio e di tenebra tra guerre e violenze, ma per noi cristiani la notte è illuminata dalla nostra fede». Una lunga notte all’insegna della gioia «con l’auspicio – ha aggiunto – di portare questa gioia nelle nostre case, famiglie, parrocchie, comunità».

Alle 20 un caloroso applauso ha accolto Angelo Branduardi che ha aperto la sua performance, durata circa un’ora, con la “Ballata in fa diesis” seguita da noti brani del suo repertorio come “Domenica e lunedì”. Particolarmente suggestive le note delle sue lodi francescane: ispirandosi alla vita del santo di Assisi e basandosi sulle fonti francescane il musicista ha dato vita all’album “L’infinitamente piccolo” del quale ha eseguito cinque brani immancabilmente registrati da cellulari e tablet.

«In questa notte Sacra vorrei portarvi altro e altrove, in un posto lontano, un’isola che non c’è – ha detto Branduardi -. È questa la funzione della musica, nata con l’arte del sacro. Lo spirito della musica è fondamentalmente una forza potentissima che parla di bellezza». L’artista ha salutato il pubblico sulle note del celebre brano “Alla fiera dell’est”. La Notte Sacra è proseguita con altri sette eventi nella basilica di Sant’Andrea della Valle, nella chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, nel Vicariato Vecchio, nella chiesa delle Stimmate di San Francesco, nella basilica di Santa Maria Sopra Minerva e nella chiesa del Gesù dove è stata celebrata la messa alle 8 del mattino seguente.

Tanti i giovani che per tutta la notte hanno seguito l’evento e lunghe file si sono formate all’esterno delle chiese per accedere agli eventi gratuiti. «La gente è stanca di cose che la distraggono – ha detto monsignor Liberio Andreatta, vicepresidente dell’Orp – viviamo in una società del benessere e dei consumi in cui si pensa di trovare tutto a buon mercato subito e presto mentre ci rendiamo sempre più conto che nel cuore viviamo la solitudine. La gente ha bisogno di valori che diano senso alla vita. Questo ritrovarsi in preghiera per una notte intera è una risposta che dopo il buio arriva la luce che è la luce della speranza, della gioia e della fede».

Monsignor Frisina guarda già al futuro «il prossimo anno ripeteremo l’esperienza e saremo dieci volte di più. Un po’ matti bisogna esserlo». Gli fa eco monsignor Andreatta: «Il Papa oggi ha detto che per essere credenti, testimoni, missionari, bisogna essere un po’ pazzi – ha spiegato riferendosi alle parole pronunciate da Francesco ai giovani di Genova -; ha parlato ai ragazzi della pazzia della fede e del Vangelo, che non è facile da vivere: ci vuole coraggio perseveranza e costanza. Ci vuole un po’ di spregiudicatezza e quindi di pazzia».
Fonte Avvenire Roma 7


NUOVO VICARIO

Don Angelo vicario ! Ringraziamo il Signore per aver illuminato Papa Francesco in questa scelta così importante.
Fino all'ultimo si è mantenuto il segreto. E non è poca cosa a Roma.
È mite, uomo di preghiera e grande spiritualità con grandi doti umane di empatia.
Preghiamo il Signore che ogni giorno gli dia il profumo del Pastore con l'odore delle pecore.


DE DONATIS DON ANGELO VICARIO



Fonte Avvenire
63 anni, pugliese di origine, era vescovo ausiliare dal 2015 per la cura del clero. È elevato alla dignità arcivescovile. La nomina del Papa annunciata dal cardinale Vallini venerdì 26 maggio nel Palazzo Lateranense
Monsignor Angelo De Donatis63 anni, pugliese di origine, ausiliare di Roma dal 2015, è il nuovo vicario del Papa per la diocesi di Roma. Francesco l’ha elevato alla dignità di arcivescovo e l’ha nominato anche arciprete della basilica Lateranense. L’annuncio, diffuso ufficialmente a mezzogiorno di oggi, 26 maggio – festa di San Filippo Neri, compatrono di Roma – dalla Sala stampa della Santa Sede, è stato dato dal cardinale Agostino Vallini nella sala al terzo piano del Palazzo Lateranense, sede del Vicariato di Roma. Presenti il vicegerente, i vescovi ausiliari della diocesi, i parroci prefetti e il personale del Vicariato. Il Santo Padre ha così accolto la rinuncia presentata dal cardinale Vallini, che ad aprile ha compiuto 77 anni, per raggiunti limiti di età.
Monsignor De Donatis – che inizierà il suo mandato di vicario generale il 29 giugno, solennità dei Santi Pietro Paolo, patroni di Roma – è nato il 4 gennaio 1954 a Casarano, provincia di Lecce e diocesi di Nardò-Gallipoli. Era vescovo ausiliare dal 14 settembre 2015, nominato da Papa Francesco specificamente per la cura del clero di Roma, alla sede titolare di Mottola. La nomina episcopale era stata annunciata dal cardinale vicario Agostino Vallini ai sacerdoti riuniti nella basilica di San Giovanni in Laterano per il tradizionale incontro di inizio dell’anno pastorale.
Come si ricorderà, è stato proprio Francesco, con un’attenzione del tutto particolare per un ausiliare di Roma, a presiedere la Messa per l’ordinazione episcopale, celebrata il 9 novembre 2015 nella basilica di San Giovanni in Laterano. In quell’occasione il Papa aveva detto esplicitamente: «Nella Chiesa di Roma vorrei affidarti i presbiteri, i seminaristi. Tu hai questo carisma!». Non a caso, erano più di 600 i sacerdoti che riempivano le ali del transetto della basilica: amici, fratelli e tanti figli spirituali che hanno conosciuto la sollecitudine di monsignor De Donatis. Accanto a Papa Francesco, i co-ordinanti sono stati il cardinale vicario Agostino Vallini e il cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il clero.
Alla consegna dell’anello episcopale, il Papa ha infatti ricordato al nuovo presule: «Non dimenticarti che prima di questo anello c’era quello dei tuoi genitori… difendi la famiglia». Famiglia come luogo in cui si fa esperienza d’amore, lo stesso che De Donatis ha citato nel proprio motto episcopale: “Nihil Caritate dulcius” (Nulla è più dolce dell’amore). Le parole sono tratte dal “De officiis ministrorum” di Sant’Ambrogio, dove si legge: “Sia tra di voi la pace che supera ogni sentimento. Amatevi gli uni gli altri. Nulla è più dolce dell’amore, nulla più gradevole della pace”.
Per molti sacerdoti della diocesi, De Donatis è stato in questi anni una preziosa guida spirituale. E dal 1° settembre 2014 era incaricato diocesano del Servizio per la formazione permanente del clero, che aveva rilanciato con la collaborazione di alcuni sacerdoti, promuovendo iniziative di vario tipo.
Alunno prima del Seminario di Taranto e quindi del Pontificio Seminario Romano Maggiore, De Donatis ha compiuto gli studi filosofici alla Pontificia Università Lateranense e quelli teologici presso la Pontificia Università Gregoriana, dove ha conseguito la Licenza in Teologia morale. È stato ordinato sacerdote il 12 aprile 1980 per la diocesi di Nardò-Gallipoli e dal 28 novembre 1983 è incardinato nella diocesi di Roma.
Dopo essere stato nei primi anni ’80 collaboratore nella parrocchia di San Saturnino, al quartiere Trieste, e insegnante di religione, dal 1983 al 1988, è stato vicario parrocchiale della medesima parrocchia. Dal 1988 al 1990 ha lavorato come addetto alla Segreteria generale del Vicariato come collaboratore dell’arcivescovo Giovanni Marra ed è stato vicario parrocchiale nella parrocchia Santissima Annunziata a Grottaperfetta; dal 1989 al 1991, archivista della Segreteria del Collegio Cardinalizio; dal 1990 al 1996, direttore dell’Ufficio Clero del Vicariato di Roma; dal 1990 al 2003, direttore spirituale al Pontificio Seminario Romano Maggiore.
Dal 2003 De Donatis ha guidato la parrocchia di San Marco Evangelista al Campidoglio ed è stato assistente diocesano dell’Associazione Nazionale Familiari del Clero. È stato membro del Consiglio Presbiterale Diocesano e del Collegio dei Consultori. Nel 1989 è stato ammesso all’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme con il grado di Cavaliere; è Cappellano di Sua Santità dal 10 aprile 1990. Dall’aprile 2016 è rettore della chiesa di San Sebastiano al Palatino e da dieci anni è assistente spirituale dell’associazione Don Andrea Santoro.
Nella Quaresima del 2014 De Donatis ha tenuto le meditazioni per gli Esercizi spirituali della Curia Romana sul tema “La purificazione del cuore” (tenuti per la prima volta ad Ariccia, fuori dal Vaticano). Nel corso del Giubileo straordinario della Misericordia De Donatis ha curato per Romasette.it la rubrica “La misericordia nella Bibbia”, una serie di riflessioni sul tema chiave dell’Anno Santo raccolte poi in un libro edito dalle Paoline.

MANCHESTER

(Da un commento di una mia amica Carla Acierno )
Ancora terrore, ancora violenza... non dobbiamo abituarci a questo... cosa si puo' fare? Cosa possiamo fare? Possiamo cominciare col dire che c'è un'urgenza educativa delle generazioni giovani e non di tutto il mondo ......non si puo' delegare o rimandare, non basta non essere d'accordo con tali strategie di male.... occorre che tutti e a tutti i livelli iniziamo a prendere coscienza che si puo' e si deve fare qualcosa anche nel nostro piccolo...
Ristabiliamo ed educhiamo al rispetto, al buon senso, alla 'Pace' non intesa come indifferenza e mai scontata, al valore della Vita propria e degli altri, all'operosita' e non alla noia, al sacrificio ed impegno e non al vuoto assoluto che travolge tutto come in una spirale! Facciamo che questo si diffonda come una corrente, cambiamo direzione, invertiamo la rotta!
Cosa c'è nella testa di questi ragazzi che desiderano morire e procurare morti innocenti credendo di conquistare che cosa?Contrastiamo la logica della morte e della violenza proponendo 'strategie' di Vita piena!
Svegliamo le menti da questo torpore!
Vorrei aggiungere: finché a Riad si stringono accordi su vendita di armi .... Ma di che parliamo!!!!!